Testi Storici

La Valle dell’Aniene e la Villa di Nerone

L’Aniene si fa strada in una stretta valle fra dirupi scoscesi ed erti pendii alberati in uno scenario molto pittoresco. Circa un chilometro e mezzo dopo Subiaco si giunge al bivio presso il Ponte Rapone, o di San Mauro, sovrastato dalla ex-cappella di San Mauro a pianta circolare. Dal ponte si ha una bella vista sulla forra stretta in cui si precipita l’Aniene. Mantenendosi a sinistra, per la strada che va ai Monasteri, poco dopo si vede sulla sinistra una ampia strada pedonale a gradoni che sale nel bosco e, subito adiacenti, dei resti archeologici recintati da una rete metallica, un cantiere di scavi archeologici.
Vedendo oggi questo insieme di ruderi, neppure molto esteso, è difficile rendersi conto che molti secoli fà questo era uno dei luoghi più belli e suggestivi della romanità.
Infatti Nerone, il grande imperatore romano che a Roma si fece costruire la splendida Domus Aurea, scelse questo luogo per realizzarvi una sua grande villa extra-urbana, sicuramente prima del 60 d.C., anno in cui ne è già documentata l’esistenza.
Agli architetti romani dell’epoca quasi nulla appariva impossibile, neanche creare ex-novo tre laghi, i Simbruina stagna, sbarrando il corso del fiume con due dighe e un ponte-diga, detto pons minimus, e quindi attraversarlo con un altro grandioso ponte, il pons marmoreus; tutto questo su un fiume vivace come l’Aniene, spesso protagonista di alluvioni.
Da qui dunque il nome “Sublaqueum” dato prima alla villa e poi passato all’abitato vicino, che sembra nascesse allora per ospitare gli addetti al cantiere della villa, che certamente devono essere stati un gran numero: dagli ingegneri ai lapidari, dagli idraulici ai muratori, dai carpentieri ai fabbri e giù giù fino agli scultori, decoratori, pittori…. un vero esercito laborioso.
Tutto il complesso sembra occupasse una superficie maggiore di quella occupata dalla Villa Adriana.
La via sublacense, creata espressamente riutilizzando forse in parte una strada di servizio degli acquedotti che rifornivano la Capitale, portava alla villa, che si inseriva armonicamente nel paesaggio sfruttandone la grande bellezza.

Le dighe: viaggio nel tempo.

3000 A.C.: fu costruita la diga di Jawa, in Giordania, la più antica diga nota, probabilmente destinata alla raccolta di acqua potabile.
I secolo D.C: fu costruito il Grand Anicut o diga del Kallanai, a Tamilnadu (India), la più antica diga ancora in uso, che ha servito i contadini Tamil per
quasi 2000 anni fornendogli acqua per l’irrigazione; fu il principale modello per gli ingegneri del 1800 che cercarono di costruire dighe basandosi sulla
struttura del Kallanai.
68 D.C.: terminò il progetto di Subiaco, dal latino “sub lacus” ossia “sotto i laghi”, i tre laghi che Nerone costruì artificialmente tramite un ingegnoso
sistema di dighe come ornamento per la sua sontuosa dimora. 1165: comparve la parola “dam” (diga) nel nome dei villaggi e città
olandesi in quanto sorsero nei pressi di dighe. Fino alla prima metà del secolo scorso queste terre erano in parte sommerse dalle acque, da qui il
nome “zeeland” ( terre del mare) e gli olandesi cercavano di strapparle al mare con dei rudimentali sbarramenti costruiti con rami del salice nero che
cresce in queste zone, ma poco potevano contro la forza dell’acqua che ogni anno causava un grande numero di morti e sfollati. Per questo gli olandesi
si posero come obbiettivo quello di sconfiggere il mare. Gli ingegneri diedero fondo a tutte le loro risorse e raggiunsero questo traguardo con una
serie di dighe e sbarramenti costruiti con tecniche uniche al mondo. Oggi gli olandesi possono controllare il flusso e riflusso delle maree così da evitare le
inondazioni. 1933: fu costruito lo Afsluitdijk (termine olandese per indicare “diga di

La Vita di Nerone

Con il Racconto di Alberto Angela dedicato alla vita di Nerone ,scritto nel suo ultimo lavoro dedicato a roma e a L’imperatore Nerone ,non troviamo nessun riferimento alla villa a lui dedicata qui a Subiaco.

La vallata che accompagna il corso del fiume Aniene, durante i secoli è stata costantemente attraversata dalla storia. L’imperatore romano Claudio Nerone (54-68 d.C.) trovò proprio qui il luogo ideale per erigere una sontuosa villa. Il fiume, poi, offrì a Nerone la possibilità di avere, tramite la costruzione di poderose dighe di sbarramento, tre laghi, lungo le rive dei quali si articolavano i numerosi padiglioni della villa imperiale: da ciò il nome Sub-lacum, sotto i laghi.
Ma adesso iniziamo il nostro racconto Visivo dedicato a Subiaco , 2000 anni fa veniva chiamata la Valle degli Imperatori Traiano ,Nerone ,Adriano.

Sul finire del V sec., Benedetto da Norcia, allontanandosi da una Roma moralmente insalubre, scelse Subiaco per il suo eremitaggio. Visse per tre anni all’interno di una grotta sul Monte Taleo, dove oggi sorge il “Sacro Speco”. La fama del suo fervore religioso gli attirò un così numeroso seguito che ben presto sentì la necessità di fondare un primo nucleo monastico che si insediò in un padiglione della villa neroniana. Altri dodici monasteri furono poi fondati lungo la valle, ma di questi uno rimase attivo nel tempo, quello di S. Silvestro, intitolato poi alla sorella di Benedetto, Scolastica. Benedetto rimase a Subiaco per trent’anni, poi prese la strada di Cassino dove completò la sua Regola e morì il 21 marzo 547.

Il Sacro Speco e l’abbazia di Santa Scolastica furono da subito meta di pellegrinaggi ed immediatamente si arricchirono di opere d’arte, adeguando così la loro architettura al crescere della comunità monastica. L’abbazia di S. Scolastica si snoda attraverso 3 chiostri: il primo, rinascimentale, è il più recente (1580-1689); proseguendo si incontra il chiostro gotico (XIV sec.), annunciato da uno splendido arco in stile flamboyant. Il terzo chiostro, romanico, offre un esempio di fine architettura con il suo colonnato, opera dei fratelli Cosmati (XIII sec.). Al di sopra del chiostro si innalza un imponente campanile romanico, risalente al 1052-53, considerato tra i più antichi dell’Italia centrale. Il monastero, inoltre, ebbe un ruolo rilevante nella conservazione e trasmissione delle testimonianze della cultura antica, la sua Biblioteca, monumento nazionale, possiede infatti numerosi codici, pergamene e manoscritti oltre a più di 140.000 volumi. Furono i monaci di questo monastero che utilizzarono nel 1465 per primi in Italia, la nuova tecnica della stampa, appresa da due giovani tedeschi, Sweynheym e Pannartz, allievi del Gutemberg. Il primo libro stampato in Italia, un’opera del Lattanzio, è conservato nella biblioteca del monastero.

Al Sacro Speco si giunge attraversando un boschetto di lecci e al suo interno si possono ammirare affreschi che vanno dal VIII al XVI sec. Grande valore è attribuito a un affresco del XIII sec. raffigurante S. Francesco d’Assisi, a grandezza naturale, pellegrino nello Speco, privo di aureola e stimmate, avvolto nel suo umile saio. La presenza a Subiaco di S. Francesco è testimoniata anche dal convento di S. Francesco, realizzato nel 1327 ampliando ll’antico romitorio che l’abate Lando volle regalare al Poverello. All’interno del convento si possono ammirare affreschi del Sodoma e un Trittico di Antoniazzo Romano del 1497. Al convento di S. Francesco si giunge attraverso l’omonimo ponte del 1356, particolare per la sua forma a schiena d’asino. Durante il Medioevo, Subiaco e l’abbazia di S. Scolastica assunsero una notevole importanza politico religiosa. Poiché i territori e il prestigio del titolo abbaziale entrarono spesso nelle mire di grandi famiglie (Borgia e Colonna), in epoca rinascimentale si instaurarono delle vere e proprie signorie. Il potere degli abati può essere immediatamente percepito ammirando quella che fu la loro residenza: la Rocca Abbaziale. Al suo interno alloggiarono come abati commendatari, Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI con i due figli Lucrezia e Cesare, nati proprio nella Rocca di Subiaco; i principi Colonna; il cardinale Braschi, futuro Pio VI, e Mastai Ferretti, poi Pio IX. L’edificio, costruito nella seconda metà dell’XI sec. come castello feudale, divenne fortezza quattrocentesca al tempo del cardinale Rodrigo Borgia, quindi propugnacolo ghibellino durante il dominio dei Colonna. Due piani sono visitabili, il primo ospita l’appartamento Colonna, il secondo, quello di Pio VI. Decorazioni e affreschi di Liborio Coccetti e dei fratelli Zuccari1 arricchiscono gran parte delle pareti.

Nel secolo XIX, Subiaco fu condizionata dalle vicende dello Stato Pontificio e dal Risorgimento italiano. Giacobini francesi, garibaldini e bersaglieri furono in diverse occasioni protagonisti di storie e avvenimenti annotati dai monaci e ancora oggi patrimonio della memoria sublacense. Agli albori del XX sec., Subiaco divenne meta di numerosi artisti, scrittori, poeti attratti dalla quiete dei monti e dall’armonia della natura. Antonio Fogazzaro vi ambientò il suo romanzo “Il Santo”. I bombardamenti della seconda guerra mondiale distrussero la città per il 70% ma la cittadinanza tutta riuscì a ricostruire quanto gli eventi bellici avevano momentaneamente cancellato.